Napolitano contro la Procura di Palermo
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi affidato all'avvocato generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione. Leggi La nota ufficiale del Quirinale
9 AGO 20

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi affidato all'avvocato generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione. E' quanto si legge in una nota del Quirinale. Alla determinazione di sollevare il confitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo ''dovere del Presidente della Repubblica'', secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, ''evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolta' che la Costituzione gli attribuisce''.
A poche ore di distanza dalla nota del Quirinale si è tenuto un vertice a Palermo presieduto dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo e a cui hanno preso parte, tra gli altri, il Pm Antonio Ingroia, e il sostituto procuratore Lia Sava. “L’operato della Procura di Palermo nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia risponde ai principi del diritto penale e della Costituzione e nelle intercettazioni non sono state violate le prerogative costituzionali del capo dello Stato”, ha dichiarato Messineo al termine del vertice, per poi aggiungere che “nel nostro caso ci troviamo di fronte a un’intercettazione occasionale e di fatto in sé imprevedibile e inaspettata che a mio parere sfugge alla normativa in esame che riguarda la ovvia esenzione del Presidente della Repubblica da qualsiasi intercettazione”.
“Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunità” è stato il commento del Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ha poi precisato, riferendosi alla norma secondo cui le autorizzazioni devono essere richieste dai magistrati solo quando esse siano considerate rilevanti che “se l'intercettazione non è rilevante per la persona che è sottoposta a immunità e lo è per un indagato qualsiasi, può essere utilizzata, e che secondo la nostra posizione, per altro confortata da illustri studiosi, se l'intercettazione è rilevante nei confronti della persona intercettata, allora è legittima”.
“Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunità” è stato il commento del Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ha poi precisato, riferendosi alla norma secondo cui le autorizzazioni devono essere richieste dai magistrati solo quando esse siano considerate rilevanti che “se l'intercettazione non è rilevante per la persona che è sottoposta a immunità e lo è per un indagato qualsiasi, può essere utilizzata, e che secondo la nostra posizione, per altro confortata da illustri studiosi, se l'intercettazione è rilevante nei confronti della persona intercettata, allora è legittima”.
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